Tesina validata

Musica e gravidanza

“La musica è la peculiarità dell’essere umano e, al pari delle forme d’arte e del linguaggio, svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’individuo. Attraverso la musica, infatti, il bambino sviluppa la capacità di introspezione, di comprensione degli altri e della vita stessa e, cosa forse più importante, impara a migliorare la sua capacità di alimentare liberamente la propria immaginazione e creatività”.

Edwin E. Gordon, musicista, ricercatore e docente.
Autore della Music Learning Theory, Teoria dell’Apprendimento Musicale.

 

Nel presente elaborato è stato eseguito un lavoro di ricerca sulle varie connotazioni che si possono dare alla musica soffermandosi sugli effetti fisici e psichici che può avere sulla persona, e quindi successivamente sulla donna in gravidanza e sul feto.

Una particolare attenzione è stata data agli aspetti emotivi e ai benefici che la musica, la voce e il canto possono dare alla diade madre-figlio, analizzando una risorsa importante già in possesso della madre, la sua voce, e vedere come può diventare “strumento” per iniziare, e successivamente rafforzare, il legame empatico indissolubile tra i due.

Partendo dall’esperienza personale di creatrice di “laboratori di ascolto musicale” basati sui criteri della Music Learning Theory di Edwin E. Gordon, e potendo vedere e sperimentare gli effetti che la musica ha sul movimento, sulla vocalizzazione e sul senso propriocettivo e creativo del bambino a partire dalla nascita, ho voluto analizzare la musica in rapporto al periodo prenatale, e documentare gli effetti che la musica può esercitare sul bambino in grembo, e sulla madre.

 

Ti potrebbero interessare i nostri corsi di:

– Gravidanzando®

– Istruttore Babywearing Dance 

– Acquamotricista® Prenatale

– Maternal Personal Trainer

 

Musica, Definizione e Significati
/mù·ṣi·ca/
sostantivo femminile

  1. l’arte di combinare insieme i suoni, secondo determinate leggi e convenzioni, servendosi di strumenti musicali o della voce umana per l’esecuzione:studiare musica; maestro, professore di musica |mettere in musica, musicare
  2. ogni opera composta per mezzo di suoni; lo stile, la produzione musicale di un’epoca, un paese, un autore:ascoltare musica; una musica lenta, veloce, allegra; un pezzo di musica; musica per pianoforte, per organo, per archi; musica antica, medievale, barocca, romantica, moderna; musica verdiana; musica dodecafonica; musica popolaremusica africana, orientale; musica vocale, strumentale; musica da camera, sinfonica, lirica; musica da concerto, da scena |suonare senza musica, senza spartito |leggere la musica, conoscere la notazione e saperne ricavare il suono corrispondente dim. musichina, musichetta, pegg. musicaccia
  3. banda, fanfara:passò la musica che andava in paese (PAVESE)
  4. suono o rumore dolce e piacevole:la musica del mare, del vento | con riferimento a opere letterarie, andamento armonioso del ritmo di un verso, di una frase o di un componimento: li versi del Salterio sono sanza dolcezza di musica e d’armonia (DANTE Convivio)
  5. voce o rumore fastidioso e prolungato:senti che musica! | cosa monotona, noiosa, che si protrae troppo a lungo: è sempre la solita musica!; bisogna cambiare musica!

Questo è quello che ci appare alla parola MUSICA se cercata sul dizionario.
Dal greco antico l’etimologia della parola MUSICA mousikḗ (téchnē), ‘arte delle muse’.
Nella Grecia antica la musica non era solo l’espressione artistica basata sull’unione di suono, parola e danza, ma era anche l’equilibrio delle attitudini e delle inclinazioni dell’uomo, l’equilibrio totale dell’individuo.

Gli antichi greci diedero molta importanza a tale arte, considerata “arte delle arti”, che dona all’uomo la possibilità di trasformare la semplice aria in qualcosa che trasporta gli animi ben oltre i sensi, capace di incantare innumerevoli generazioni fin dalla sua origine.
A mio avviso, quindi, credo sia riduttiva la definizione trovata sul dizionario per presentarci la parola MUSICA, se solo pensiamo che fin dall’antichità essa è al centro del nostro essere e ci accompagna nelle varie fasi della nostra vita.

Ma che cosa è allora la MUSICA?

 

La Musica è un linguaggio universale
Come tale accessibile a tutti, senza distinzioni si sesso, età, razza e proprio per questo occupa un ruolo importante nell’educazione di ciascun essere umano.
Con la parola “linguaggio” si intende un insieme di codici che trasmettono un’informazione, un sistema simbolico dotato di capacità espressiva e comunicativa; la musica risulta quindi essere un linguaggio in grado di esprimere idee, concetti, sentimenti propri di un individuo.

Essa è uno dei fondamenti della nostra civiltà; nelle società primitive la musica era legata alle esigenze primarie come riti e funzioni, oltre che segnare il tempo; inoltre aveva (e ha) la capacità di cementare una comunità, scandendone i ritmi e risaldando i legami tra i membri, garantisce coesione sociale e “sincronizzazione” dell’umore dei componenti di un gruppo, favorendo così la partecipazione di azioni collettive.

Pensiamo allee bande militari usano la musica per infondere fiducia e coraggio, agli eventi sportivi si usa la musica per suscitare entusiasmo, in alcuni ambiti scolastici per memorizzare meglio, nei centri commerciali per invogliare i consumatori a restare, dal dentista per calmare i pazienti nervosi.
La musica incide sul nostro livello psicologico, agisce sull’energia che a sua volta incide sull’uomo. 

“La musica è un linguaggio di energia, una “vibrazione” di emozioni e gioia. Parla ai nostri principali desideri e sentimenti. Supera barriere linguistiche e confini politici, è un mezzo potente attraverso il quale gli esseri umani possono sentirsi in sintonia.” Patrick Groneman

La Musica è benessere
La musica può essere il conduttore per accrescere il benessere e migliorare l’umore dell’uomo.
Essa influisce sul battito cardiaco, sulla pressione sanguigna, sulla respirazione, sul livello di alcuni ormoni, in particolare quello dello stress e delle endorfine.
L’ascolto di musica può aiutare a lenire il dolore legato a patologie importanti, ridurre la somministrazione di antidolorifici “controllando” il dolore, infatti durante l’attività musicale si ha un maggiore rilascio di endorfine favorendo il benessere fisico ed il rilassamento; può facilitare il recupero della memoria verbale, stimolare la capacità di concentrarsi e migliorare l’umore prevenendo la depressione.

La musica è utilizza anche nelle sale parto; le madri che ne hanno beneficiato hanno richiesto una somministrazione ridotta di farmaci antidolorifici durante il travaglio. Questo perché la musica induce la visualizzazione di immagini positive ed il rilassamento, favorendo la dilatazione della cervice ed il posizionamento corretto del bambino.
Altezza, intensità, timbro, durata (ritmo e tempo), melodia, armonia, sono tutte caratteristiche tecniche della musica che al loro variare cambiano la percezione dell’uomo rispetto al brano ascoltato.

Un suono acuto può generare tensione nell’ascoltatore, un suono più forte può avere un effetto energizzante, più debole rilassante; così come una melodia può evocare vissuti piacevoli, o, viceversa, provocare disagio.
La musica può inoltre avere effetti psicologici legati alla memoria collettiva ed effetti legati alla memoria individuale. L’insieme dei suoni che compongono un brano musicale agisce provocando diverse reazioni, la musica può rievocare un evento, un’immagine o un particolare stato d’animo.
Questa capacità che induce la musica di sentire, di provare empatia è fondamentale per poter provare dei sentimenti.

La Musica è emozione
O meglio, parla a tutti di emozioni e insegna a riconoscerle e a goderne.
Essa permette di far crescere quella particolare sensibilità interiore verso i suoni, le voci, i silenzi, le note, permettendo e aiutando a vivere la propria esistenza in maniera ricca e globale.
Se ci si prendesse un momento per ascoltare “Strange Fruit” di Billie Holiday ci si sentirà catapultati in un altro tempo e si potrà sentire il suo stesso dolore come fosse il proprio. Con “Notturno” di Chopin si potranno provare emozioni recondite, nascoste, profonde, o provare commozione e malinconia con “Wonderful World” di Luis Armstrong.

“La musica non è un tuf-tuf, o un sottofondo e non è una didascalia, Può toccare le emozioni e coinvolgere totalmente i bambini fin dalla nascita.”
Andrea Apostoli

Le emozioni sono onnipresenti e influenzano ogni aspetto della nostra vita.
Sono depositarie della nostra storia, di ogni singolo elemento delle esperienze, dei rapporti e delle scoperte che abbiamo vissuto, ancor più di quanto non lo siano il corpo e la mente.
Dal latino emovère (ex = fuori + movere =muovere) la parola EMOZIONE significa letteralmente portare fuori, smuovere, in senso più lato, scuotere, agitare.
Per cui l’emozione, altro non è se non un’agitazione, uno scuotimento, una vibrazione dell’animo, che può trovare il suo canale, la sua forza evocatrice nella musica.

Il nostro cervello è in grado di elaborare le vibrazioni che provengono dall’esterno e le trasforma in suoni.
È mediante queste vibrazioni che si ha l’attivazione delle aree celebrali interessate: aree uditive, aree visive, aree tattili e motorie, aree del piacere. Infatti proviamo emozione quando ascoltiamo musica, e le aree del piacere sollecitate sono le stesse di quando esercitiamo le cosiddette “attività gratificanti” come ad esempio mangiare, per questo durante l’ascolto musicale diminuisce nel sangue e nella saliva la concentrazione di cortisolo, l’ormone dello stress.

Le emozioni e la memoria risiedono in alcune aree del cervello che vengono sollecitate dalla musica; tuttavia la relazione tra cervello e musica rimane un argomento complesso, addirittura personale perché gli stessi brani, all’ascolto, possono avere effetti completamente diversi tra i vari ascoltatori.
Essa infatti possiede una capacità trasformativa perché produce mutamenti di tipo emotivo del tutto soggettivi; è contenitore di proiezioni delle variabili del nostro inconscio, alla quale si associano immagini, concetti e sensazioni.

Il linguaggio musicale può evocare esperienze sensoriali e affettive molto remote depositate nell’inconscio personale e può attivare ricordi ed emozioni relativi anche a situazioni a persone molto lontane nel tempo.
Questa capacità, di entrare nelle profondità della memoria, ha un duplice effetto: allontana l’ascoltatore dalla quotidianità e ridà vita a situazioni del passato.
Allo stesso tempo ci sono degli aspetti della musica che coinvolgono il sistema somato-sensitivo ed hanno effetti fisiologici ed emozionali immediati e condivisibili da tutti.

La relazione profonda e insita nell’uomo, che esiste tra musica ed emozioni, ho avuto modo di riscontrarla in un gruppo d lavoro di bambini di una scuola primaria. In un laboratorio di “musica e movimento creativo” una lezione era stata programmata come ascolto di alcuni brani, che a loro volta potevano essere collegati alle emozioni primarie:

“Jump in the line” di Harry Bellafonte per la GIOIA; “Preludio N°4 – Tristesse” di Chopin per la TRISTEZZA; “La regina della notte” dal Flauto magico di Mozart per la RABBIA; “L’uccello di fuoco” di Stravinsky per la PAURA.

Ai bambini non è stato rivelato a quale emozione appartenessero i brani per non condizionare l’ascolto stesso, sono stati loro, più o meno in egual modo, a collegare i brani musicali alle emozioni.
Prima a livello non verbale, attraverso il movimento, e forse anche inconsciamente, hanno descritto movimenti i movimenti curvi, belli, veloci, allegri, saltellanti per la gioia; rigidi, spigolosi, descrivendo corse e raggomitolandosi a terra nell’ascolto di quello che sentivano come paura; oppure movimenti lenti con discese a terra nella tristezza.
Infine hanno verbalizzato l’emozione provata, cosa la musica ha suscitato in loro; ed è qui che sono emerse le loro personalità, i loro veri sentimenti, racconti di vissuto familiare, scolastico, desideri e paure.

“L’esperienza sonora può essere considerata il pontiflex che unisce la realtà esterna con il mondo interno.”
Mancia

A fronte delle definizioni date e del vissuto in prima persona con i bambini, penso che la musica può essere tutto questo e altro ancora, e ogni “definizione” data in qualche modo trova la sua sfumatura nella successiva.
La musica può quindi esser “vista” come un continuo cambiamento ed evoluzione anche personale, come un “moto continuo”; per questo, a mio avviso, quest’immagine è accostabile facilmente a quel periodo, nella vita di una donna, dettato da cambiamenti fisici ed emozionali: la GRAVIDANZA.

 

Ti potrebbero interessare i nostri corsi di:

– Gravidanzando®

– Istruttore Babywearing Dance 

– Acquamotricista® Prenatale

– Maternal Personal Trainer

 

Musica in gravidanza, “strumenti” utili
È proprio nel cambiamento della gravidanza, dove la parola cambiamento è intesa come caratteristica fondamentale della persona, e quindi come trasformazione e crescita, che si può trovare questo legame primordiale con la musica.

 “Bisogna avere un caos dentro di sè per generare una stella danzante.”
F. Nietzsche

Un primo punto d’incontro, che si può trovare tra la musica e la gravidanza è che: ascoltare musica in gravidanza può aiutare e dare beneficio alla madre, che potrà ritagliarsi un momento di ascolto nel quale trovare benessere e serenità.
Come detto in precedenza la musica dà sensazioni di benessere; l’ascolto musicale stimola la produzione di endorfine, rallenta il ritmo del battito cardiaco, e dà un senso di beneficio nel sistema nervoso centrale e periferico.

Lo stato emotivo della madre è percepito dal feto durante tutte le esperienze quotidiane, a maggior ragione le sensazioni di benessere percepite durante l’ascolto musicale verranno trasmesse al bambino in grembo e quindi vissute in contemporanea. Per questo motivo è fondamentale che l’ascolto sia piacevole e gratificante.
Fino alla ventiquattresima settimana di gestazione il feto percepisce il suono come una vibrazione, una sensazione tattile come una carezza sulla pelle; dal quinto mese l’intero apparato uditivo è pronto dal punto di vista morfologico e funzionale per ricevere i suoni, e lui è continuamente in ascolto.

Da uno studio eseguito presso l’Istituto Marques’ a Barcellona e pubblicato sulla rivista Ultrasound si evince che il bimbo nel pancione ascolta, risponde e reagisce agli stimoli musicali “cantando” e “ballando” al ritmo di ciò che percepisce. È stato possibile registrare movimenti del corpo e della bocca del feto fino a spalancarla e tirare fuori la lingua mentre “ascolta” la Partita in la minore per flauto solo – BWV 1013 di Johann Sebastian Bach. Le sonorità percepite dal feto possono influenzare lo sviluppo del cervello del bambino e di conseguenza le future abilità linguistiche. L’intelligenza musicale è la più precoce a svilupparsi e rimane per tutta la vita.

Studi di neuroscienze affermano che il cervello del bambino in fase fetale è in grado di apprendere e, se stimolato, subisce delle mutazioni dal punto di vista strutturale e delle connessioni neuronali che a loro volta possono influenzare il linguaggio durante l’infanzia. Sembra che i bambini che ascoltano musica molto precocemente, quindi già in grembo, comincino prima la fase di “lallazione” e lo fanno con più varietà.

Interessati dalle capacità di sviluppo del feto e poi del neonato, scienziati, pediatri e neurologi, hanno approfondito il rapporto tra la musica e le capacità di reazione e di apprendimento, con l’intelligenza e la creatività, e hanno osservato che essa rappresenta un grosso stimolo, un nutrimento per il cervello e che quindi influenzi la velocità di pensiero, le attitudini matematiche e non solo (questi sono alcuni titoli di articoli apparsi sulla rivista scientifica “Le scienze on line”: Musica e grammatica, Memoria per la musica, Musica e intelletto, L’impatto emotivo della musica,…).

La musica quindi come stimolo per conoscere e sviluppare le potenzialità espressive e creative del bambino, stimolo perseguibile anche dopo la nascita, ma che può essere alimentato da prima.
Tutte queste ricerche e dati scientifici sono sicuramente un incentivo ulteriore per la madre ad ascoltare musica in gravidanza, ma allo stesso tempo questa sarebbe una visione arida rispetto a quello che la musica può dare.

Penso che l’ascolto musicale in gravidanza debba prima di tutto essere un’esperienza da vivere, così gli si dà il suo vero significato: di passaggio di emozioni, comunicazione e di contatto col feto.
Sarebbe alquanto riduttivo ascoltare Mozart, per il famoso “effetto Mozart” (che, ancora, scatena pareri contrastanti), in nome di un presunto beneficio per il bimbo in grembo.

Può essere invece più efficace creare una lista di brani prediletti per accompagnare la dolce attesa, da continuare a proporre, anche dopo la nascita, al neonato o crearne una nuova da ascoltare insieme; sempre cercando di trarne lo stesso effetto benefico di piacere all’ascolto.
Inoltre lo stesso brano ascoltato più volte “scende in profondità” e diventa intimo perché lo si impara a conoscere, ed è qui che l’intimità diventa lo strumento utile nel momento del travaglio, dove la musica potrà essere “l’appoggio” sicuro in un momento ancora sconosciuto; o successivamente sarà per il bambino un “suono” conosciuto, familiare che potrà rassicurarlo.

Quindi alla domanda: che musica ascoltare? Non si può che rispondere: qualunque musica.

Dalla musica d’arte, a quella da camera o da concerto, sinfonica, dalla musica jazz alla classica, a quella popolare. Anche ascoltare la musica dal vivo potrà essere un’esperienza pre e post natale (progetti musicali come Opera meno9 e Opera baby hanno come obiettivo proprio la diffusione dell’ascolto musica e operistico a partire dalla gravidanza).
Il repertorio può essere davvero vario e vasto, alcuni spunti potrebbero essere: Mozart, Luis Armstrong, Bartok, Haydn, Bach, Strauss, Vivaldi, ninna nanne jazz, Tiersen, D’Aubry, musiche popolari anche di altri popoli, percussioni tribali, l’importante è che, in questo momento piacciano alla madre.

Una “Intima comunicazione” fra madre e feto
Come detto in precedenza l’ascolto musicale deve essere un’esperienza profonda, totale, di consapevolezza e coinvolgimento in prima persona, per questo motivo è necessario ampliare la concezione di “ascolto musicale” come universo sonoro e includere al suo interno la voce della madre.

Da qui si può partire e considerare il legame musica-gravidanza come incipit, inizio di una “intima comunicazione fra madre e feto”.
Le vibrazioni che la musica produce dentro il corpo della madre vengono colte già durante la vita intrauterina, l’ascolto di musica a partire da questo periodo getterà le basi per strutturare quel legame profondo e indissolubile tra madre e figlio, e favorire la comunicazione tra i due.
Per almeno un terzo della gravidanza l’essere umano vive immerso in un ambiente sonoro; il feto vive ciò che sente, e la sua esistenza è contenuta completamente in un liquido che “parla”.

“In principio era il suono, il suono era presso la madre, e il suono era la madre.”
F. Fornari

Ascolta soprattutto la madre, che per lui è un suono, nel senso che è proprio attraverso il suono che può fare esperienza. I suoni generati all’interno della mamma e prodotti dai propri organi, insieme ai movimenti muscolari della mamma, lo avvolgono.

Il rumore del battito cardiaco (che essendo un rumore “bianco”, cioè costante e sempre uguale, verrà maggiormente percepito alla nascita, nel momento in cui sparisce), il rumore del respiro materno, più variabile e ritmico, simile alla risacca della spiaggia, l’oscillazione del sacco amniotico, lo sfregamento della placenta i suoni degli organi addominali connessi alle varie funzioni materne (alimentazione, digestione, evacuazione), suoni ripetuti con periodicità e altezze variabili.

Questa prosodia è un veicolo di emozioni e trasferisce le sensazioni della mamma al piccolo attivando il suo sistema limbico del cervello (area deputata alla elaborazione delle emozioni).
Su questo ricco sfondo sonoro si inserisce la vera musica: la voce della mamma.

La voce della mamma
Essa proviene dall’interno, dalla laringe propagandosi attraverso gli organi, in particolare l’apparato scheletrico (che essendo le ossa “cave” fungono da conduttore), scende lungo la colonna vertebrale fino al bacino che funge da cassa di risonanza.

I suoni vengono filtrati dal liquido amniotico che li trasforma in vibrazione, filtrerà i suoni acuti mentre manterrà invariati i suoni gravi, per i quali il feto mostra maggiore interesse; ad esempio ad un concerto il feto sentirà meglio violoncello e contrabbasso e un po’ meno violini e flauti.

È stato possibile documentare anche una preferenza per la voce femminile, soprattutto se cantata perché nel liquido subisce minori deformazioni, distinguere la voce della propria madre da una estranea e riconoscere la lingua “madre” rispetto ad un altro idioma.
La voce della mamma, e poi quella del mondo, all’inizio della vita del bambino, sono suoni.
I suoni vengono percepiti ancor prima delle parole e viene loro affidato il compito di comunicare (si pensi alla musica stessa o alla poesia). In questo modo essi trasmettono le emozioni prima ancora del senso dato dalle parole, stabilendo una prima modalità di comunicazione.

La voce è un importante strumento di comunicazione che coinvolge la mente, le emozioni e il corpo, quindi, proprio in questo periodo può essere il collegamento più ricco e diretto per entrare in relazione.
È definita come unique vocal fingerprint: un’impronta vocale unica.
Inoltre ascoltare il particolare timbro della voce della mamma, gli scambi di parole che lei ha con altre persone, il contorno melodico utilizzato è, per il feto, fonte di apprendimento.
È nella voce della madre che si può trovare l’inizio di questo legame profondo tra lei ed il proprio grembo, una sorta di cordone ombelicale ricco di affetto ed emozioni.
La voce della madre insieme al battito cardiaco sono elementi carichi di connotazioni affettive e costituiscono la struttura fono-ritmica primaria, la quale viene introiettata dal bambino durante la gravidanza, e dalla quale partirà per avviare la costruzione di un mondo sonoro personale.

“…si serve del suono della sua voce (materna) come una coperta con cui avvolgere Joye, per tranquillizzarlo…la voce della mamma è il primo degli elementi che lo avvolgono con dolcezza…”

Stern, Diario di un bambino

Il ritmo della voce materna è il principale fattore di continuità tra la vita prenatale e quella postnatale; quando il bambino nasce ha già vissuto delle esperienze significative.
La voce diventa una sorta di estensione non corporea dell’abbraccio e del contatto materno e le vocalizzazioni prosodiche prelinguistiche sono delle vere e proprie forme di contatto emozionale.
La madre che parla e canta durante la gravidanza suona e risuona contemporaneamente, creando in lei le percezioni del corpo agito e sentito, e favorendo l’avvio di una relazione profonda con il bambino.

In un’intervista, pubblicata sulla rivista “Audiation”, Fabrizia Alliora, psicoterapeuta psicoanalista esperta di infanzia e adolescenza, parla del rapporto tra processi di apprendimento e relazione affettiva, e dice che lo sviluppo cognitivo e affettivo del bambino coincidono; la mente si apre alla conoscenza se vive un’esperienza di profonda e totale appartenenza affettiva. Il movente dell’esplorazione è la fiducia, e l’apprendimento è quindi frutto del legame e della relazione.
Dice che per crescere si ha bisogno di una casa, un luogo da abitare, indispensabile per la sopravvivenza fisica dell’essere umano, ed il primo luogo concreto cui si appartiene è l’utero.

L’utero è il primo ambiente, il primo ambito di appartenenza, ed è proprio lì che inizia la vita razionale del bambino.
Il neonato infatti può vivere, dal punto di vista fisico e psichico, solo se alla nascita ritrova immediatamente un altro luogo che lo accoglie e raccoglie, che si fa “casa” per lui. La mente e il cuore dei suoi genitori, insieme alle loro braccia, sono questo luogo che a sua volta deve, flessibilmente, sapersi “modificare”, deve saper crescere con il bambino.
Questo è ciò che accade fisicamente e naturalmente al corpo, all’utero della donna, se esso non cedesse al cambiamento non potrebbe accogliere il bambino; ma se per “luogo” intendiamo il rapporto, bisogna che questo sia strumento e condizione del cambiamento stesso.

In quanto adulto lo “ospito”, lo “porto”, lui cresce, cambia e piano piano l’adulto rende questo rapporto capace di portare la crescita del bambino.
L’adulto deve stare dentro al rapporto con tutto sé stesso; adulto e bambino devono crescere insieme.
La vera casa in cui abita la persona è la relazione.
Questa è la prima parte dell’intervista, ma è qui che si evince come la musica, la voce, il canto, possono diventare strumento di questa relazione, stabilire un legame, aiutare il cambiamento e accompagnare la crescita dell’adulto e del bambino. Diventare il legame tra i due, la relazione e la sintonia, rendendo il grembo materno “casa” e facendo esprimere alla madre la sua funzione di contenimento emotivo e di cura del bambino.

Il canto
Il flusso di melodie che avvolge il piccolo custodisce il seme della relazione affettiva che si sta costruendo.
Il canto potrà essere un ulteriore strumento di relazione per la diade madre-figlio.
Libera le endorfine, fa respirare, è ritmo e tempo. Il canto rassicura.
Per la madre potrà essere importante ed emozionante percepire la reazione del feto in utero durante il canto, immaginare in che posizione ascolta, che espressione fa, se apprezza oppure no.

Questo “esercizio” la aiuterà e la porterà a tenere a mente il bambino come un soggetto con cui entrare in relazione e comunicare durate la vita prenatale e per potersi ritrovare e ri-conoscere al momento del parto.
Per il bimbo in grembo sarà un’ulteriore coccola sonora.
Per la madre imparare una nenia ripetitiva sul ritmo del cuore significa, “massaggiare” il suo bimbo attraverso la voce, ma anche avere una consapevolezza in più durante il travaglio, per vivere quelle ore con maggiore coscienza.

Oggi anche l’atteggiamento verso il parto sta cambiando, sempre di più ginecologi e ostetriche consigliano di pronunciare delle vocali o cantare; l’apertura della laringe favorisce anche quella del perineo e può aiutare, facilitare il parto stesso.
In precedenza abbiamo parlato di come studi scientifici hanno osservato il feto e la sua reazione ad un brano musicale registrato; allo stesso modo possiamo pensare che la sua reazione sarà più intensa se a cantare sarà la mamma, proprio per il valore affettivo ed emozionale che sarà contenuto nella canzone.
Per il bimbo in grembo questa esperienza musicale verrà percepita come un vero e proprio abbraccio, una carezza sulla pelle carica di sentimenti.

La Ninna Nanna
Un’ulteriore coccola potranno essere le ninne nanne cantate da quando il bimbo è in grembo.
Fin dai tempi più antichi vanno considerate come una delle abilità primitive genitoriali; rime e assonanze sembrano possedere, nell’armonia dei suoni, la capacità di tutelare e custodire come un amuleto il piccolo; per questo motivo erano ritenute magiche in grado di proteggerli durante il sonno.

Sono vere e proprie forme di cullamento vocale con alcune caratteristiche specifiche: il tempo è lento, il metro binario che facilita il dondolio per cullare il bebè, il ritmo uniforme, regolare, senza cambiamenti, l’intensità è piano, pianissimo per rilassare, la struttura è ripetitiva, e questa ripetizione delle parole tendono a produrre un effetto ipnotico.

Durante il gesto della ninna nanna il canto si unisce al gesto di cullare, la comunicazione passa dalla mamma al bambino soprattutto attraverso il calore e il contatto corporeo, l’abbraccio ed il contenimento, il respiro, il canto, il dondolio del corpo materno in sintonia con i suoni della voce.
Di qui la magia della ninna nanna che modellandosi sulle variabili corporee, sulla voce, sulla musica e sul ritmo del cullare, rivela l’importanza della relazione circolare madre-figlio/figlio-madre come modulatore interno individuale delle relazioni umane del futuro adulto.

La ninna nanna accomuna i suoi protagonisti nella stessa struttura ritmico-sonora e affettiva, diventa un linguaggio nel linguaggio, un codice riservato a pochi, segreto, fatto di timbri, accenti e vibrazioni, in grado di creare i presupposti per la comunicazione.
Le esperienze corporee primarie, come l’accoglienza, il contenimento affettivo, la fiducia, l’appoggio, la sicurezza e il piacere di esistere, prodotte durante il canto cullato della ninna nanna rappresentano per il bambino degli importanti organizzatori relazionali, mediante i quali impara a stabilire le dimensioni emozionali nell’esperienza relazionale.

Esiste quindi una continuità uditiva tra percezione fetale e neonatale: le voci, i canti e le musiche ascoltate durante la gravidanza possono essere ricordate. Quello che ascolta la madre lo ascolta anche il feto.
Numerosi studi, hanno documentato la capacità del feto di riconoscere un brano musicale, ascoltato più volte durante l’ultimo trimestre di gravidanza, anche dopo la nascita.

Allo stesso tempo, e a mio avviso, ancora più importante ed emozionante sarà per il feto riconoscere la voce e il canto della madre, e per la madre acquisire questa consapevolezza.
Tutti i suoni riconosciuti dopo la nascita avranno un effetto rassicurante e acquietante, e porteranno l’eco ed il ritrovamento del luogo originario dal quale il neonato si è appena separato.

“Verrà il giorno in cui la voce si trasformerà in linguaggio, la parola in pensiero e il pensiero in conoscenza, ma la voce della mamma udita all’inizio del tempo rimarrà dentro nel profondo fino alla fine del tempo.”

Alessandro Volta, pediatra neonatologo.

 

Conclusioni
Per professione la mia visione ed il mio approccio musicale è sempre stato molto “ragionato”, controllato, di testa: attenta al tempo, al ritmo, allo scegliere il brano più adatto per un pliè, grand jété, o un pirouette, e a cercare di far sentire la metrica, la linea da seguire ai miei allievi; non che non traessi piacere dall’ascolto, ma comunque la musica, soprattutto classica era “un lavoro”.

Con l’esperienza di diventare mamma il mio approccio è cambiato.
Ho potuto vedere gli effetti che la musica aveva su mio figlio. Sbalorditivo, a due anni, il suo ascolto attento a storie musicali come “Pierino e il lupo” o “Il carnevale degli animali”. O di mia figlia, come riesca a cambiare l’intensità di un movimento al cambiare della musica stessa interpretando adagi o prevedendo accenti.
Da qui inizia il mio percorso a ritroso.
Ho iniziato a lavorare sull’ascolto musicale per i bambini, ad avere, anche io, un approccio più emotivo, di pancia con la musica; ed è straordinario vedere come “la musica li muove”, parafrasando E.E.Gordon, in un movimento tutto loro, ma che poi ritorna alla ritmicità del brano.

La musica come linguaggio universale fa davvero parte del nostro DNA.
E in questo percorso mi ci sono buttata dentro con tutta me stessa cercando “l’origine”.
Scrivere queste pagine mi ha dato l’opportunità di approfondire nozioni già apprese riguardo l’argomento ma anche di ricercare e conoscere aspetti nuovi che toccano l’individuo in prima persona.
Penso sia bello, ma anche importante, “imparare” a sentire lo stomaco che si contorce per l’incalzare di alcuni brani, o la commozione salire agli occhi per l’emergere di un ricordo, riuscire a cogliere sempre più sfumature ad ogni ascolto dello stesso brano; proprio perché ci si dà un momento, uno spazio per ascoltare sé stessi e le proprie emozioni usando come veicolo la musica.

La gravidanza è un periodo molto ristretto di tempo, ma pieno di continui cambiamenti fisici ed emozionali; per questo motivo credo sia importante riscoprirsi e trovare in sé gli strumenti che possano “nutrire” e accudire il bimbo in grembo, e iniziare a creare con lui un legame, una relazione.
Con l’obiettivo di divulgare tutte queste informazioni, ma soprattutto emozioni, nella creazione di lezioni per gestanti il mio intento sarà quello di fare in modo che l’esperienza musicale, sonora, sia totale per i due protagonisti; ponendo l’accento sul corpo della donna, sulle emozioni e sulla capacità e prese di coscienza di ascoltare sé stessa ed il proprio grembo.

I brani musicali verranno scelti in modo che le gestanti ne possano trarre beneficio dall’ascolto, e cercando di dare un movimento adatto con obiettivi differenti quali: consapevolezza corporea, tonicità e flessibilità muscolare, riduzione dello stress attraverso il rilassamento, propriocezione, semplice ascolto per ascoltarsi.
Verranno poste le basi per la comunicazione tra i due, quindi esercizi in cui ad una reazione si aspetterà una reazione, attraverso questo meccanismo base della comunicazione la mamma potrà mettersi già in ascolto del proprio bimbo ed entrare in sintonia con lui.

Sarà interessante anche integrare l’uso della voce, definita come forma sonoro-musicale personale, perché propria di ogni persona e quindi si ogni mamma verso il suo bambino.
Durante la lezione si potranno proporre semplici “esercizi vocali” come vocalizzazioni o ripetizioni di pattern, cantare il nome del bimbo o creare una semplice ninnananna; questi daranno inizio a quella relazione empatica unica, speciale e propria della diade madre-figlio.

Potranno essere inoltre degli “strumenti” di comunicazione che la mamma potrà imparare ad usare durante il travaglio, o in seguito, alla nascita del bambino per calmare o interagire attivamente con il bambino; ricordandosi che la voce della mamma sarà quel suono che il lui riconoscerà subito alla nascita.
Guardando ad oggi, al mondo di oggi, frenetico e caotico, trovo molto importante cercare di vivere delle esperienze per arricchirsi emotivamente, di sensazioni ed emozioni, potersi fermare un attimo e godersi il “qui e ora”.

E credo che la gravidanza possa essere uno di quei momenti di cui goderne.

 

Simona Dante

istruttore metodo GRAVIDANZANDO ®

 

Ti potrebbero interessare i nostri corsi di:

– Gravidanzando®

– Istruttore Babywearing Dance 

– Acquamotricista® Prenatale

– Maternal Personal Trainer

 

“Sono sempre stato profondamente convinto che la musica contenga in sé una forza in grado di travalicare i suoi stessi confini. Non c’è solo il valore estetico nel fare musica: dalla sua bellezza intrinseca, in grado di comunicare universalmente, scaturisce un intenso valore etico. La musica è necessaria al vivere civile dell’uomo, perché si basa sull’ascolto, che è un elemento imprescindibile, anche se quasi sempre trascurato. La musica è necessaria alla vita, può cambiarla, migliorarla e in alcuni casi può addirittura salvarla. Per questo motivo da sempre insisto sull’importanza dell’educazione musicale, che in ultima analisi diventa educazione dell’Uomo”.

Claudio Abbado, direttore d’orchestra.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Gualtieri L., L’importanza dei suoni nella vita psichica e nel legame madre e figlio, Quaderni acp 2006 13(4): 153-155
  • Volta A., “In principio era il suono”, Quaderni acp 2010 17(2): 89-91
  • Pizzorno C. e Gorini S., Sentire, ascoltare, comunicare e… parlare: nascita della relazione, Quaderni acp 2016 23(1)
  • Dal Gobbo A., La musica delle parole, Quaderni acp 2008 15(2): 89-91
  • Saccuman M.C., Spada D. e Perani D., Musica e cervello nei primi giorni di vita, Quaderni acp 2011 18(1): 2-5
  • Gorini S., “Nati per la musica”, un primo bilancio, Quaderni acp 2005 12(6): 250-251
  • Brunelli A. e Manetti S., Lettura ad alta voce e musica per crescere meglio, Quaderni acp 2009 16(2): 84-85
  • Tafuri J., Lo sviluppo musicale del bambino, Quaderni acp 2005 12(3): 96-98
  • Lo sviluppo musicale del bambino, Quaderni acp 2005 12(3): 96-98
  • Carnicer J.G. e Garrido C.C., Le possibilità formative della musica pre e postnatale, Quaderni acp 2006 13(2): 64-66
  • Lopez L., Incontro fra neuroscienze e musica, Quaderni acp 2007 14(4): 190-192
  • Lo sviluppo dei bambini e la musica, a cura del Progetto Nati per la Musica, Quaderni acp 2007 14(2): 87
  • L’intelligenza emotica, Intervista di A. Spataro a A. D’amico, Quaderni acp 2019
  • Rubega M., Musica in gravidanza? Si, grazie, Tratto da: https://www.nostrofiglio.it/gravidanza/musica-in-gravidanza/musica-in-gravidanza-si-grazie
  • Greco G., Effetti e benefici della musica, Tratto da: http://www.mypersonaltrainer.it/
  • Benefici della musica: sappiamo quali sono?, Tratto da: http://www.blogdellamusica.eu/benefici-della-musica-riduce-ansia
  • Anselmi P., A lezione con i neonati. Lo sviluppo della musicalità nei bambini da 0 a 36 mesi, Tratto da: http://www.musicainculla.it/pdf/A_lezione_con_i_neonati.pdf
  • Gambetti A. T., La musica è un linguaggio, Tratto da: https://preludio.it/la-musica-e-un-linguaggio/
  • Biferale S., Il rapporto tra processi di apprendimento e relazione affettiva, conversazione con Alliora F., Audiation n. 06/2018, 14-20
  • Dispensa OPERA MENO 9 – Viaggio musicale per famiglie in attesa, workshop organizzato da Opera Education
  • De Angelis B., La ninna nanna e il valore della voce, Tratto da http://host.uniroma3.it/laboratori/museodidattica/documenti/de%20angelis.pdf
  • Donati L., Musica: un mondo di emozioni?
  • Beozzo J., L’influenza della musica nello sviluppo cognitivo e linguistico del bambino
  • Camillo M., Musica ed educazione, l’approccio all’educazione musicale da 0 a 3 anni

Altre letture

Crescere con l’acqua. I genitori raccontano.

Crescere con l’acqua. I genitori raccontano.

Crescere con l’acqua. I genitori raccontano.Quando ho iniziato questo percorso mi aspettavo di acquisire moltissime nozioni sulle modalità di gestione del neonato in acqua, di come fare, degli esercizi standardizzati e di tappe chiare e precise da rispettare e da...

Back Pain in Gravidanza: i benefici di alcune attività fisiche

Back Pain in Gravidanza: i benefici di alcune attività fisiche

La gravidanza è una fase della vita della donna ricca di emozioni, introspezione e conoscenza di se stesse. Nel corso dei nove mesi di gestazione il corpo è soggetto a notevoli cambiamenti per permettere al feto di crescere. Ogni cambiamento che avviene in qualsiasi...

Danzare con il pancione

Danzare con il pancione

IL LINGUAGGIO DEL CORPODa diversi anni, dopo aver concluso il mio percorso di studi pedagogici intrapreso in università, ero alla ricerca di corsi di formazione che potessero davvero appassionarmi e che, nella pratica, potessero coniugare le mie capacità e competenze...

Dove c’è acqua c’è vita

Dove c’è acqua c’è vita

Dove c'è acqua c'è vitaDEFINIZIONE DI ACQUA L’acqua è un composto chimico di formula molecolare H2O in cui due atomi di idrogeno sono legati a un atomo di ossigeno con legame covalente. In condizioni di temperatura e pressione normali si presenta come un sistema...

Pronta per cominciare?

Sfoglia il nostro catalogo e seleziona il percorso che vuoi seguire. Approfitta della nostra consulenza gratuita per orientarti nell’universo materno-infantile

0362 85 24 75

segreteria@mammole.it