Tesina validata

L’Ostetrica, il Personal Trainer Ostetrico e l’Operatore Olistico nelle disfunzioni sessuali femminili

INDICE:

 INTRODUZIONE

  • LA SALUTE SESSUALE
  • CLASSIFICAZIONE DISTURBI PSICO-SESSUALI
  • DISFUNZIONI SESSUALI
  • PATOLOGIE COGNITIVE COMPORTAMENTALI
  • INDIVIDUALITA’
  • PRIMO COLLOQUIO
  • IL RUOLO DELL’OSTETRICA
  • VAGINISMO E DISPAREUNIA
  • ESERCIZI PSICOLOGICI:
    ELIMINARE LE EMOZIONI DISTURBANTI
    AIUTARE LA DONNA A CONOSCERSI
  • ESERCIZI PSICO-CORPOREI:
    AUTOSSERVAZIONE
    IL RUOLO DEL PERSONAL TRAINER OSTETRICO
    II FASE
    ULTIME FASI
  • L’OPERATORE OLISTICO
  • L’OPERATORE OLISTICO MATERNO INFANTILE
  • L’ASSISTENZA
    ACCOGLIENZA
    ASCOLTO
    DIALOGO E CONFRONTO
    ACCETTAZIONE
    SUPPORTO
    RILASSAMENTO: MASSAGGI, AROMATERAPIA, MUSICOTERAPIA, VISUALIZZAZIONI.
  • CONCLUSIONI
  • RINGRAZIAMENTI
  • BIBLIOGRAFIA

INTRODUZIONE
Parlare di sessualità nella società odierna è ancora un tabù: sebbene stia diventando sempre più frequente la presenza di operatori a nelle scuole che trattino temi di educazione sessuale, ricevendo un certo riscontro dai giovani in termini di partecipazione e coinvolgimento, per gli adulti scavare nella propria intimità risulta ancora troppo difficile e imbarazzante.
Figure professionali quali l’ostetrica, il/la sessuologo/a, lo/la psicologo/a ecc., unendo le proprie forze e le proprie risorse, possono accompagnare il singolo e/o la coppia nel percorso di problem solving, ottenendo ottimi risultati.
La scelta di trattare questo argomento ha diverse motivazioni, prima su tutte il voler mettermi in gioco come ostetrica e cimentarmi in ambiti nuovi. Viste e considerate le altissime percentuali di coppie e singoli che presentano un qualsiasi tipo di disturbo sessuale, è importante informarsi su ciò che come operatore è possibile fare per apportare il proprio beneficio in un percorso multidisciplinare.
La sessuologia è una disciplina che non tratta solo ed esclusivamente la parte fisica/organica inerente alla sessualità, ma l’infinità di pensieri, emozioni, sensazioni, comportamenti, quindi aspetti psicologici legati ad essa. Sarà per questo che ne sono sempre stata affascinata: ritengo che ogni persona che si rivolga a noi operatori per un determinato problema debba essere presa in carico tenendo conto di tutte le sue sfaccettature emozionali e psicologiche relative al problema stesso.
Ho deciso di essere un’ostetrica per essere compagna di vita delle donne, indistintamente,
accettando di gioire con loro, festeggiare, sentirmi appagata, ma anche piangere, soffrire e lottare.
Proprio per questo sento l’esigenza di trattare questi argomenti. Ritengo che una donna che manifesti una qualche disfunzione sessuale, senta di portare un handicap con sé e viva un disagio interiore e quotidiano disarmante. Ecco che allora DEVO occuparmi anche di questo. Credo fermamente nel ruolo dell’ostetrica, credo che infondo ogni donna necessiti di averne una al proprio fianco. Credo anche che, nell’ambito delle disfunzioni sessuali, possa portare un beneficio enorme.

LA SALUTE SESSUALE
L’OMS identifica la salute sessuale come quello stato in cui l’individuo è esente da sentimenti d’odio, ansia, rabbia, vergogna, colpevolezza, false credenze e altri fattori psicologici oltre a malattie e deficienze organiche che inibiscono la risposta sessuale e turbano la relazione sessuale.
Da quanto emerge da tale asserzione, la salute sessuale è composta sia dal benessere psicologico, sia da quello fisico/organico. Per parlare di salute sessuale l’equilibrio tra queste due componenti è fondamentale, soprattutto perché l’una influenza l’altra.
“Un rapporto sessuale efficace dipende da una complessa sequenza di fenomeni ormonali e fisiologici che sono estremamente vulnerabili agli effetti di un eccitamento emotivo, sia esso acuto che cronico. Paura o collera acute sono accompagnate da reazioni psicologiche profonde che possono inferire direttamente con i riflessi vascolari mediati autonomamente che causano l’erezione nel maschio e il fenomeno di lubrificazione-inturgidimento nella femmina. Inoltre le reazioni sessuali dei due sessi dipendono da un giusto equilibrio ormonale e specificamente da un rifornimento adeguato di androgeni. Stress, depressione, senso di sconfitta o conflitto cronici possono provocare mutamenti endocrini significativi, che deprimono la circolazione degli androgeni lungo l’asse ipotalamo-pituitario. Non è strano allora che uno stato emotivo negativo di questo genere e che duri a lungo possa essere accompagnato da vari disordini psicosomatici, tra i quali le difficoltà sessuali. I fattori psicologici vengono ritenuti di importante significato eziologico per quel che riguarda lo sviluppo dei disturbi.

Tali disturbi sono anche determinati esclusivamente da fattori organici.” Queste parole, tratte dal manuale “Clinica delle disfunzioni sessuali”, confermano che i disturbi sessuali, a differenza di ciò che si possa credere, abbiano origine non solo da problemi fisici, ma anche dalla sfera psicologica o emotiva della persona, anzi, le due sono costantemente influenzata l’una dall’altra, come vedremo meglio nei capitoli successivi.
Chiaramente, l’ostetrica non ha le competenze per far fronte a tutte le varie cause, ma può
senz’altro apportare il proprio beneficio in un percorso concordato con gli altri professionisti.
Nonostante ciò, pur essendo consapevole dei propri limiti, è necessario, nonché indispensabile, che l’ostetrica comprenda quali siano i meccanismi psicosessuali che stanno alla base di tali problemi e quali possano essere le più utili e semplici strategie da utilizzare.

CLASSIFICAZIONE DEI DISTURBI PSICO-SESSUALI.
È opportuno, dunque, parlare di disturbi psico-sessuali; Essi sono raggruppabili in diversi macro gruppi:
– Disturbo dell’identità sessuale (transessualismo, disturbo dell’identità sessuale nella fanciullezza, disturbo atipico dell’identità sessuale);
– Parafilie (esibizionismo, feticisimo, frotteurismo, pedofilia, Masochismo sessuale, sadismo sessuale ecc.);
 DISFUNZIONI SESSUALI (disturbi del desiderio sessuale, disturbi dell’eccitamento sessuale, disturbi dell’orgasmo, disturbi da dolore sessuale, disfunzioni sessuali non altrimenti specificate);
– Altri disturbi sessuali (disturbi sessuali non altrimenti specificati).
L’ostetrica, in quanto figura professionale che si occupa anche di sessualità, può apportare il proprio beneficio terapeutico soprattutto nell’ambito delle disfunzioni sessuali, vedremo successivamente in particolar modo in quali. Tuttavia, essa può offrire ascolto e supporto a tutti coloro ritengano che rivolgersi a tale figura professionale sia opportuno, rispettando la propria area di competenza e quella degli altri professionisti, inviando l’utente allo specialista più idoneo.

LE DISFUNZIONI SESSUALI
Le disfunzioni sessuali si possono dividere in differenti gruppi:
DISTURBI DEL DESIDERIO SESSUALE:
– Disturbo da desiderio sessuale ipoattivo à fantasie o desiderio di attività sessuali carenti o assenti;
– Disturbo da avversione sessuale à estrema avversione con conseguente evitamento di
contatti sessuali con un partner;

DISTURBI DELL’ECCITAMENTO SESSUALE
– Disturbo dell’eccitamento sessuale femminile à persistente o ricorrente, parziale o completa, impossibilità di avere o mantenere la lubrificazione e tumescenza fino al completamento dell’attività sessuale e/o mancanza della sensazione soggettiva di eccitamento e di piacere durante l’attività;
– Disturbo maschile dell’erezione à persistente o ricorrente, parziale o completa,
impossibilità di raggiungere o mantenere l’erezione fino al completamento dell’attività sessuale o mancanza della sensazione soggettiva di eccitamento sessuale e di piacere durante l’attività.

DISTURBI DELL’ORGASMO
– Inibizione dell’orgasmo femminile à persistente o ricorrente ritardo o assenza
dell’orgasmo in una donna che però presenta una normale fase di eccitamento in
localizzazione, durata e intensità.
– Inibizione dell’orgasmo maschile à persistente o ricorrente ritardo o assenza dell’orgasmo nell’uomo che presenta una normale fase di eccitamento sessuale (tenuta conto l’età del soggetto) in durata e intensità. Solitamente l’incapacità di raggiungere l’orgasmo è limitata al rapporto sessuale completo, mentre risulta possibile in seguito ad altri tipi di stimolazione quali la masturbazione.
– Eiaculazione precoce à persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di minima
stimolazione sessuale o prima o poco dopo la penetrazione e soprattutto prima di quanto il soggetto desideri.

DISTURBI DA DOLORE SESSUALE
– Dispareunia à ricorrente o persistente dolore genitale, in un maschio o in una femmina, durante o dopo un rapporto sessuale. Non è causato esclusivamente dalla mancanza di lubrificazione o da vaginismo.
– Vaginismo à ricorrente o persistente spasmo involontario della muscolatura del terzo esterno della vagina, che interferisce con il coito. Non è causato esclusivamente da un disturbo fisico.
– Disfunzioni sessuali non altrimenti specificate à disfunzioni che non rientrano nelle categorie sopracitate. Es. Nessuna sensazione erotica nonostante la normalità delle componenti fisiologiche; il corrispondente femminile dell’eiaculazione precoce; dolore genitale che si manifesta durante la masturbazione.

Altri disturbi sessuali
– Disturbi sessuali non altrimenti specificati à questi disturbi non rientrano in nessuna delle categorie precedenti e possono presentarsi in concomitanza ad altri disturbi sopracitati.
§ es. sentimenti marcati di inadeguatezza a riguardo dell’aspetto fisico, della misura e della forma degli organi sessuali, delle prestazioni sessuali o da altri elementi collegati agli standard auto-imposti;
§ Forme di “dipendenza” sessuale non parafilica, che comportano una successione di persone usate come oggetti.
§ Persistente o marcato disagio a riguardo del proprio orientamento sessuale.
Inoltre, le disfunzioni necessitano di altre distinzioni, per essere comprese e incasellate più correttamente.
Pertanto possono essere:
· Permanenti: quando sono costantemente presenti nel tempo;
· Episodiche: presenti saltuariamente;

§ Assolute: si verificano con qualsiasi partner o in riferimento a una determinata modalità di rapporto;
§ Relative: solo nei rapporti con un determinato partner o in riferimento a una determinata modalità di rapporto.
v Disfunzioni primarie: alcuni autori attribuiscono a tale termine una connotazione
temporale, ovvero quelle che si sono manifestate fin dall’inizio dell’attività sessuale, mentre altri lo intendono come primitivo, quindi che non deriva da altra condizione morbosa.
v Disfunzione secondaria: quella che insorge dopo situazioni sessuali normali o che deriva da altra condizione morbosa.
Un’altra importante distinzione, utile soprattutto per valutare non solo la terapia da seguire, ma anche le figure professionali a cui far riferimento, sposta l’attenzione dal singolo alla coppia.

Si parlerà dunque di disfunzione primaria di coppia quando il grado di compromissione della relazione prevale su eventuali conflittualità intrapsichiche individuali, e di disfunzioni secondarie di coppia quando esse sembrano originare prevalentemente nella conflittualità intrapsichica del singolo che si ripercuote sulla relazione, determinandone una disfunzione sul piano sessuale.

PATOLOGIA COGNITIVO- COMPORTAMENTALE
Come già anticipato, è indispensabile per l’ostetrica conoscere i meccanismi psicologici attraverso i quali si presentano e perdurano nel tempo le disfunzioni psico-sessuali.
Il comportamento di ogni individuo è modulato in base ai pensieri e alle emozioni (valutazioni) che lo stesso attribuisce alla realtà. Gli effetti di tale comportamento, sia per quanto concerne l’individualità che la relazione, retroagiscono sulle stesse valutazioni, che vengono di conseguenza modificate.

Ecco che allora si crea un circolo vizioso tra valutazioni e comportamento: l’uno determina, ma a propria volta è anche determinato dall’altro.
Le disfunzioni sessuali sono manifestazioni cognitive (di pensieri e di emozioni) e comportamentali (del singolo o relazionale) che sono ritenute sgradevoli dal soggetto, ma che tendono ad automantenersi. La sgradevolezza e l’automantenimento sono quindi due parole chiave di questa definizione: la prima è una sensazione che si manifesta con determinate emozioni quali rabbia, ansia depressione ecc; con la seconda s’intende la creazione di un circolo vizioso tale che valutazioni e comportamenti, che si presentano come dirette conseguenze del sintomo, finiscono per rafforzare il sintomo stesso.
Esempio: se si considera il rapporto sessuale come una prestazione per misurare il proprio valore personale e “fare bella figura” con il partner, è chiaro che potrebbe essere motivo d’ansia di prestazione, dalla quale potrebbe verificarsi un problema (impotenza per gli uomini e/o mancanza di eccitazione e lubrificazione per le donne). Tale problematica darà poi origine ad una sorta di depressione (à sgradevolezza) legata allo scarso valore personale che la persona si attribuisce.
Una volta presentati questi problemi, è chiaro che l’individuo si avvicinerà al rapporto successivo con un’ansia da prestazione ancora maggiore e le probabilità di fallimento aumenteranno di conseguenza.
Non si parla, quindi, di disturbo sessuale quando esso si presenta una sola volta, ma quando le caratteristiche di tale disturbo sono tali da mantenerlo nel tempo.
Quindi viene a crearsi un circolo vizioso: l’automantenimento non è altro che una conseguenza volontaria o involontaria del sintomo che rafforza se stesso.

Per comprendere meglio questo fenomeno, è possibile servirsi dello schema sottostante che prende come esempio ciò che può succedere agli individui che soffrono di inibizione dell’eccitazione.
Come già spiegato precedentemente, tali problemi possono riversarsi anche nella relazione, quindi andare a colpire anche il partner “sano”, innescando in lui circoli viziosi, aumentando così la confusione e rinforzando l’automantenimento.

L’INDIVIDUALITA’
Nonostante sia estremamente opportuno assegnare alla disfunzione che si verrà a trattare degli attributi specifici, non bisogna mai dimenticare che si ha a che fare con persone, dotate di una propria individualità, differenti da tutte le altre. Per quanto si possano seguire delle indicazioni specifiche per ogni ambito, la terapia andrà studiata e adattata al soggetto e alla coppia.
Inoltre, non è nemmeno così semplice incasellare perfettamente tutti i disturbi sessuali. Nella storia dei vari disturbi sessuali si trovano delle somiglianze, delle esperienze tipiche, dei modi caratteristici di intendere la sessualità, anche se caricati di soggettività. Per spiegare meglio questo concetto possono risultare utili degli esempi: due soggetti con due differenti disfunzioni sessuali possono presentare tra loro molte peculiarità; due soggetti con la stessa disfunzione possono portare due storie completamente differenti. Considerando l’aspetto psicosomatico, ci sono delle emozioni che possono compromettere la salute sessuale.

 

Eccone qualche esempio:
LA COLPA:
– La sessualità è una cosa sporca
– Se penetro le faccio del male
– Se provo piacere faccio peccato
– Se penso solo a me sono egoista
– Se sento del male lui non sarà soddisfatto
– …

L’ANSIA
– Devo aver voglia di eccitarmi da subito
– Devo provocarle/gli piacere assolutamente
– Non devo dimostrare incertezze
– Devo fare bella figura
– Devo provare piacere
– Devo farlo/la contento/a
– …

LA RABBIA
– Il mio/la mia partner merita di essere punito/a perché è violento/a

– Il mio/la mia partner è stato/a ingiusto/a quindi ora devo punirlo/a
– È inaffidabile quindi non si merita di provare piacere
– …
Ecco che allora, com’è evidente dallo specchietto, associate a diverse emozioni ci possono essere un’infinità di storie. Inoltre, lo stesso individuo può sentire più emozioni contemporaneamente. È indispensabile andare a fondo, indagare sino alle radici del problema, per creare un percorso di terapia ad hoc. Solo così facendo si otterranno dei risultati. Per di più, anche l’utente sarà portato a fidarsi maggiormente dell’operatore, sentendosi importante e dotato di soggettività, non omologato.

Il PRIMO COLLOQUIO
– CONOSCENZA E STABILIMENTO DELLA RELAZIONE TERAPEUTICA
Il primo colloquio è, di fatto, il primo reale contatto tra utente e operatore. Trattandosi di una situazione in cui l’individuo parlerà di se stesso e della sua più profonda intimità, è necessario adottare piccoli accorgimenti per far sì che questo venga facilitato e che l’utente si senta a proprio agio. Pertanto, anche l’organizzazione della stanza dovrà essere ben pensata: si prediligano colori accoglienti per mobili e pareti, si cerchi di creare una situazione non estraniante ma il giusto compromesso tra amichevole e professionale, si usino luci calde.
Il linguaggio verbale dell’operatore deve essere studiato, non bisogna mai usare frasi d’accusa, mai andare subito al sodo ma lasciare alla persona il tempo necessario (à traspare fretta, poca voglia di prendersi cura profondamente del caso perché molto impegnati da altre cose). L’utilizzo di domande aperte potrebbe essere estremamente d’aiuto, tuttavia è fondamentale ricordare che una domanda non è mai neutra e che ogni risposta dipende dalla domanda, dal modo in cui è posta. Per quanto riguarda il livello del linguaggio, esso dovrà adattarsi al livello utilizzato dal paziente (anche per questo è importante in un primo momento limitarsi ad ascoltare): nel caso in cui questo fosse molto distante dal livello scientifico, sarà utile ridefinire il problema utilizzando i termini clinici appropriati, naturalmente non con l’intento di sminuire l’utente, ma di ricreare in lui
l’idea di essere a contatto con un professionista che si basa su conoscenze specifiche e scientifiche; ciò darà credibilità all’operatore e porterà il paziente a fidarsi maggiormente. Il professionista, inoltre, dovrà usare un linguaggio direttivo, che non vuol dire prevaricante, ma dovrà tenere in mano le briglie del colloquio e quindi saperlo condurre. Questo aspetto è importantissimo: abbiamo visto quanti sentimenti e quanti stati d’animo si potrebbero celare dietro un solo problema; si potrebbero, così, aprire continuamente link che potrebbero creare solo  confusione. Questo non vorrà dire non curarsi di determinati aspetti, ma mettere un ordine ai pensieri, farli emergere uno per volta e addentrarsi nel profondo di ognuno di essi, non lasciare che prendano il sopravvento creando nell’utente un conseguente e inevitabile stato d’ansia.
Non meno importante sarà il linguaggio del corpo dell’operatore, che deve manifestare calorosità e accoglienza.

Ovviamente queste sono poche indicazioni aspecifiche che però servono a dare un’idea del quadro complessivo e dell’atmosfera più opportuna da ricreare in colloqui di questo genere.

Tuttavia, è indispensabile, ai fini del funzionamento della terapia, che si mantenga quel rapporto professionale utente-operatore, per far sì che l’individuo non perda mai di vista la definizione professionale della persona che ha davanti, posponendola al rapporto amichevole.
In genere tale colloquio si apre con l’invito a parlare à “In che cosa posso esserle utile?”. In seguito a ciò, come già spiegato, si lascia che il paziente si racconti, non sollecitandolo troppo e limitandosi a prendere le informazioni che lui ci dà.

– CONOSCERE IL PROBLEMA
È importante addentrarsi in tutti gli aspetti del problema che la persona manifesta, siano essi anamnestici o emotivi. Una tappa anamnestica importante è il momento in cui il problema è stato riconosciuto come tale e quello in cui si è deciso di chiedere aiuto. Si vaglieranno anche le sensazioni, i pensieri e le emozioni che accompagnano determinati comportamenti. Si possono, quindi, rintracciare i presupposti che non hanno reso possibile la risoluzione del problema e gettare le basi per la ridefinizione.

– RIDEFINIRE IL PROBLEMA
Solo su una ridefinizione corretta e condivisa dai pazienti si può impostare un’efficace strategia terapeutica. La ridefinizione dovrà essere più “neutra” possibile, priva di ogni colpevolizzazione, nello stesso tempo diretta.

– DEFINIRE LA TERAPIA
Inquadrato il disturbo, il professionista propone la terapia più idonea alla coppia o al singolo. In base alle proprie competenze, l’operatore è tenuto anche a decidere se poter prendersi carico del caso, consigliare un altro specialista o avvalersi di un’equipe.

IL RUOLO DELL’OSTETRICA
L’ostetrica è di supporto alla donna, alla coppia e alla famiglia. L’ambito in cui l’ostetrica può in autonomia operare è quello della fisiologia, mentre in patologia collabora con un’equipe di professionisti specializzati, cercando sempre e comunque di potenziare la fisiologia.
Come già ripetuto più volte, starà nel buon senso dell’ostetrica, in seguito al primo colloquio, indirizzare l’utente al professionista più opportuno e/o proporgli un percorso multidisciplinare.
Le competenze che un’ostetrica deve avere in merito alla sessualità di coppia sono molteplici, prima su tutte l’anatomia e la fisiologia. È importante che parli di sessualità al singolo e alla coppia per incrementare negli utenti la consapevolezza di come siamo fatti e come funzioniamo naturalmente, in modo da basare la futura terapia su conoscenze radicate.
È altresì indispensabile che l’ostetrica conosca i meccanismi psicologici che vengono a innescarsi in caso di situazioni patologiche quali vaginismo e dispareunia, in modo da garantire anche un supporto psicologico, non solo fisico. Infatti con delle semplici indicazioni potrà consigliare alla coppia di elaborare dei meccanismi che accadono prima di ogni rapporto sessuale per modificarne alcuni aspetti, al fine di ripristinare la fisiologia.
In seguito sarà spiegata una possibile terapia per le donne che soffrono di vaginismo e dispareunia, situazioni in cui l’ostetrica ha un grande margine di intervento.

VAGINISMO E DISPAREUNIA: EZIOPATOGENESI
Come già anticipato, vaginismo e dispareunia sono disturbi da dolore sessuale: l’atto sessuale diventa un’esperienza fisicamente dolorosa anziché piacevole.
Vaginismo à storia di ricorrenti e persistenti spasmi involontari della muscolatura perivaginale che rendono difficile o impossibile la penetrazione.
Dispareunia à coito, sia nell’uomo che nella donna, associato a persistente e ricorrente dolore ai genitali, senza che ciò sia causato da vaginismo o da una mancanza di lubrificazione.
Possono manifestarsi dopo una reale esperienza dolorosa, dovuta ai primi tentativi di rapporto a motivo di una patologia somatica /es. rigidità dell’imene, resti imeneali, endometriosi, flogosi pelviche, emorroidi ecc.), oppure dell’associazione della penetrazione con qualcosa di negativo (il giudizio degli altri, ignoranza rispetto all’anatomia e fisiologia dei propri genitali, educazione repressiva, volontà di non accontentare il partner per non sottomettersi…).

In ogni caso, si giunge sempre allo stesso punto: la previsione di un rapporto doloroso, sgradevole o impossibile.
Il vaginismo, nello specifico, è una risposta involontaria di contrazione dei muscoli perivaginali e l’elevatore dell’ano che rende impossibile qquell’evento che la persona teme; è una reazione di evitamento.
Alla stessa previsione si potrebbe manifestare una risposta sul versante sensitivo: la soglia di percezione del dolore si abbassa e si concentra l’attenzione sul dolore ai genitali, sentendolo effettivamente.
Allo stesso problema, dunque, possono venire attivate una risposta motoria di evitamento e una sensitiva. In entrambi i casi, viene a verificarsi effettivamente un’esperienza dolorosa che rinforza la previsione iniziale, creando così il circolo viziosa di automantenimento.

Se non presi in considerazione e trattati, questi due sintomi possono dare origine ad altre patologie sessuali: per esempio, sentendo a tutti gli effetti dolore durante l’atto, può succedere che il soggetto sviluppi un problema dell’eccitamento o dell’inibizione dell’orgasmo se l’una o l’altra esperienza sono da lui viste come necessariamente associate alla penetrazione.

Anche nella coppia possono svilupparsi ulteriori problemi: l’individuo potrebbe provare rabbia nei confronti del partner, identificandolo come la causa del proprio dolore, potrebbe sentirsi inadeguato, autosvalutarsi, colpevolizzarsi, temere un abbandono, diminuendo così il desiderio.
Anche il partner potrebbe reagire in differenti modi, magari sentendosi insoddisfatto o rifiutato, inadatto, arrabbiato, ostile, depresso, ansioso…
Si creano così una serie di interminabili equivoci nella coppia: tramite la terapia essi dovranno essere chiariti in modo da recuperare la piena collaborazione di entrambi al trattamento.

ESERCIZI PSICOLOGICI
ELIMINARE LE EMOZIONI DISTURBANTI
È piuttosto diffusa ormai la credenza che l’uomo sia composto da una parte razionale e da una emotiva, ma che queste spesso siano in conflitto tra loro. Capita, quindi, di credere di avere il pieno controllo dei propri pensieri, ma di essere, di fatto, in balia delle proprie emozioni, che assalgono dall’interno senza possibilità di controllo, in modo anche inaspettato. In realtà, le emozioni che proviamo sono strettamente legate ai pensieri che facciamo, e viceversa.

La realtà non si impone alla nostra coscienza, ma siamo noi a costruirla, a darle significato, positivo o negativo. Esistono situazioni a cui possono essere assegnate diverse interpretazioni. In particolare un manuale sulle disfunzioni sessuali ne riporta una estremamente efficiente: la mattina il capo non saluta il lavoratore. Questa è semplicemente una scena, neutra, alla quale però il lavoratore può reagire in molteplici modi.

Per esempio potrebbe pensare “forse ce l’ha con me, ho fatto qualcosa di male”, oppure “ma chi si crede di essere, maleducato!” o ancora “ la gente non si accorge di me”. È chiaro che a questi pensieri sono associate differenti emozioni:
colpevolizzazione, rabbia, ansia, tristezza, dispiacere…

Non è dunque il fatto in sé a procurarci una certa emozione, ma siamo noi a procurarcela valutando la realtà.
Quindi moduliamo il nostro comportamento a seconda delle valutazioni che facciamo e le
conseguenze che prevediamo. Questo concetto diventerà di fondamentale importanza per il paziente, che comprenderà che una via d’uscita c’è, cambiare si può, guarire è possibile. Per far sì che l’utente ne diventi consapevole, una volta spiegato il meccanismo, sarà possibile consigliare la compilazione di una griglia.

 

 

Situazione

Pensieri ed emozioni
(valutazioni)

Comportamenti
propri

Reazioni degli altri

Ecco che quindi si renderà conto che il proprio modo di pensare a condizionare il suo
comportamento e che quel modo di pensare, seppur per lui automatico e consueto, non è l’unico
possibile.
Successivamente, comprenderà che il comportamento degli altri è una reazione al suo, anziché il
contrario. «Entrambi questi cambiamenti vanno nella direzione dell’acquisizione di un maggior
protagonismo del soggetto nella costruzione della propria esperienza.» cit.

In questo modo si svilupperà la capacità di autosservazione.

Un metodo utilizzabile anche dall’ostetrica stessa per aumentare tale capacità è interrompersi improvvisamente e inaspettatamente durante la seduta e chiedere “a cosa stava pensando?”.

Naturalmente le risposte saranno la maggior parte delle volte “ a niente”, “ la stavo ascoltando” ecc.., e dunque bisognerà invitare il paziente a spegnere il cosiddetto “CERVELLO A” e dare ascolto al “CERVELLO B”.

 

I nostri pensieri non si fermano mai, è impossibile non pensare a niente, anche quando stiamo
ascoltando attentamente un’altra persona.

Questo esercizio può essere utile nella coppia: si possono invitare i partner a domandarsi “a cosa stai pensando?” in qualsiasi momento della giornata. Non sarà necessario comunicarlo, sarà sufficiente ammetterlo a se stessi. Come già detto, sono i pensieri che noi facciamo a modulare il nostro stato d’animo.
Quante volte durante una serata tranquilla con gli amici capita di pensare al lavoro in sospeso, per esempio, e subito sale uno stato d’ansia, nonostante la serata stesse procedendo nel migliore dei modi? Ecco che, dunque, potrebbero essere questi pensieri, prodotti dal CERVELLO B, a condizionare il paziente e trascinarlo in uno stato d’animo, per così dire, patologico prima del
rapporto.
Ecco che, allora, il secondo step di questo esercizio sarà quello di raccogliere proprio le informazioni del CERVELLO B prima del rapporto sessuale e, insieme all’operatore, ricostruirne una mappa.
Successivamente, sempre sotto la guida del terapeuta, sarà fondamentale elaborare questi pensieri e le convinzioni annesse ad essi. Per farlo, ci si può servire di questa scheda.

SCHEDA DI LAVORO SULLE CONVINZIONI DISFUNZIONALI
CONVINZIONE……………………………………………………………………………………………………………………………….
Com’è stata appresa:
Esperienze………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Relazioni…………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Posso sostenere che tale convinzione è:

VERA:……………………………………………………………
……………………………………………………………………
……………………………………………………………………
…………………………………………………………………..

FALSA:………………………………………………………………
…………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………

Avere tale convinzione nella mia vita è:

UTILE perché
1……………………………………………………………………
2……………………………………………………………………
3……………………………………………………………………
4……………………………………………………………………

DANNOSO perché
1……………………………………………………………………….
2……………………………………………………………………….
3……………………………………………………………………….
4……………………………………………………………………..

Nelle situazioni in cui sento questa convinzione potrei adottare convinzioni e comportamenti diversi.

Convinzione alternativa

Emozione

Comportamento

1

1

1

2

2

2

3

3

3

AIUTARE LA DONNA A CONOSCERSI
L’ostetrica deve guidare la donna verso la conoscenza del proprio corpo, sia fisica che comportamentale, a partire dall’autosservazione corporea per poi giungere alla risposta emozionale a determinati stimoli sessuali. Tale aspetto potrebbe apparire scontato, «risulta invece di estrema importanza in tutte quelle situazioni in cui un controllo esasperato degli impulsi sessuali ha determinato un vero e proprio evitamento del contatto con la sessualità, determinando una “lacuna” nella conoscenza di sé.» cit.

Sarà, quindi, d’estrema importanza guidarla attraverso la conoscenza dell’altro: indagare sulle risposte emotive del partner e i suoi desideri per poi scavare nelle proprie emozioni, suscitate proprio dal contatto con l’altro.

ESERCIZI PSICO-CORPOREI PER CURARE LA DISPAREUNIA E IL
VAGINISMO
In questi due disturbi la terapia è pressoché la stessa, anche se per quanto riguarda la dispareunia possiamo rilevare un legame profondo con dei problemi inerenti alla relazione di coppia, pertanto bisognerà prestare maggior attenzione all’osservazione degli aspetti relazionali ed emotivi.

Lo scopo è quello di:
· Eliminare la contrazione volontaria della muscolatura perivaginale che impedisce la penetrazione;
· Modificare l’emozione disturbante (paura del dolore) e la relativa immagine terrifica;
· Risolvere gli aspetti collettivi della relazione di coppia implicati nel comportamento sessuale.

L’AUTOSSERVAZIONE
Fase importantissima per risolvere questi disturbi, poiché nelle coppie con vaginismo e dispareunia, i partner hanno spesso una scarsa conoscenza del propria sessualità e di quella del compagno. Nel caso il terapista riscontrasse la necessità di farlo svolgere ad entrambi i membri della coppia, deve sottolineare che va eseguito separatamente.
La donna è invitata a guardarsi allo specchio, nuda, dalla testa ai piedi, senza escludere nessuna parte del corpo.

Anche solo visivamente potrà provare diverse sensazioni per ogni parte del
proprio corpo che osserverà. Una volta terminata questa prima fase, dovrà passare al tatto, quindi ripetere l’esercizio toccandosi e lasciando per ultima la zona dei genitali.
Questo esercizio deve durare almeno 20 minuti, tempo imposto per limitare l’evitamento.
Quanto è importante per una donna conoscere il proprio corpo? FONDAMENTALE, non solo ai fini del benessere sessuale, ma anche di un eventuale parto, della menopausa e di tutte quelle fasi della vita che deve affrontare naturalmente.
Dunque, successivamente, sono indispensabili gli esercizi di Kegel: moltissime donne non conoscono l’esistenza del pavimento pelvico e dei muscoli che ne fanno parte e, inoltre, come già affermato, il fine della terapia è quello di lavorare su questi muscoli per renderli alleati della donna e non nemici.

Il fine, quindi, è quello di dimostrare la possibilità del controllo volontario della
muscolatura.

Ecco che allora potrebbe avere un ruolo importante la figura del PERSONAL TRAINER OSTETRICO
PERSONAL TRAINER OSTETRICO
Questa figura può dimostrarsi davvero incisiva se inserita in un percorso terapeutico completo.
Unire l’attività fisica agli esercizi di Kegel ha dei vantaggi davvero incredibili: la donna potrà dedicare del tempo per prendersi cura di se stessa, coniugando benessere fisico a quello sessuale, rimettersi in forma consapevolmente e risparmiare denaro, fondendo terapia e fitness.

Questo tornerà utile anche al trainer che potrà così aspirare ad avere sempre più frequentanti (parlando in termini generali, non solo delle donne con disturbi sessuali).
Le strategie attuabili da tale figura sono molteplici.
A Seconda della personalità e della storia della donna, potrebbe essere utile decidere se inserirla in un gruppo (eterogeneo od omogeneo per sintomi) oppure sviluppare un percorso a tu per tu.
Entrambe le opzioni hanno dei vantaggi: il gruppo fa sentire la donna accolta, non si sente sola, comprende che possono esserci altre donne con delle problematiche più o meno simili alle sue.
Nel gruppo potrebbero aprirsi delle discussioni che potrebbero aiutare la donna a confrontarsi e a comprendere altri punti di vista e sentire altre storie.

Nel caso vi fossero partecipanti con i medesimi disturbi sessuali, che in seguito al corso hanno avuto dei miglioramenti o ne sono guarite, potrebbero esserle di grande aiuto e ciò incrementerà la propria fiducia verso il trainer e il suo lavoro, aspetto fondamentale per la riuscita della terapia. Singolarmente, invece, il trainer ha più controllo sulla partecipante ed è più facile che si crei un rapporto d’intesa e di fiducia, fondamentale soprattutto se il trainer non è la stessa ostetrica che segue la donna e la coppia.
Inoltre potrebbe essere utile per coloro che provano vergogna a relazionarsi con altre persone.
Non è detto, tuttavia, che una o l’altra soluzione debbano essere permanenti, ma le esigenze possono variare durante il percorso. 
Non deve essere trascurata nemmeno l’ambientazione del corso: auspicabilmente la stanza dovrà essere accogliente, non fredda, con delle luci calde, spaziosa, dotata di attrezzi utili all’attività e di musica adeguata. Gli attrezzi non sono indispensabili, ma servono per variare le attività: è importante che la donna non si annoi per portare a compimento il percorso terapeutico.

Quindi, usare gli attrezzi creando variabili di esercizi standard non stanca l’utente e, d’altro canto, l’aiuta a prendere consapevolezza: è importante, infatti, non abbandonare un esercizio fintanto che non abbia capito perfettamente come svolgerlo, usando consapevolmente la muscolatura del pavimento pelvico; quindi, la soluzione più logica è quella di crearne diverse varianti, anche con l’ausilio di attrezzi.
Gli esercizi possibili sono tantissimi: in ogni esercizio tratto dallo yoga, dal pilates, dal nordic walking ecc, ci si può focalizzare su quel che fa il pavimento pelvico. Sarà utile prima avere delle conoscenze teoriche sull’anatomia del pavimento pelvico, poi, durante gli esercizi, ascoltare e comprendere quello che in autonomia fanno i muscoli di tale zona e, in un terzo momento,
cominciare a muoverli intenzionalmente.

L’obiettivo finale sarà quello di rendere volontario l’utilizzo di tali muscoli, anche durante le situazioni intime. Davvero utili possono essere alcuni esercizi per esempio del pilates, che prevedono la contrazione di alcuni muscoli e il rilassamento di altri immediatamente vicini: questo sarà molto difficile a inizio percorso, ma successivamente potrebbe essere di grande aiuto alla donna, non solo per comprendere la differenza tra contrazione e rilassamento (distinzione difficile per chi soffre di vaginismo), ma anche per imparare a rilassare.
Un esercizio utile, in questo senso, potrebbe essere il shoulder bridge: la donna distesa supina con le gambe piegate e i talloni all’adeguata distanza dai glutei, cercherà, facendo partire il movimento dal pavimento pelvico, di alzare il sedere e parte della schiena, rimanendo in appoggio a terra solo con le scapole, capo, braccia e piedi.
Tenendo la posizione, il trainer inviterà la donna a rilasciare la muscolatura dei glutei, abbandonando la contrazione, ma tenendo in tensione quelli del pavimento pelvico. È naturale che sarà molto difficile, ma solo avere l’intenzione di farlo è già un ottimo punto di partenza per chi soffre di determinate problematiche.

Un altro esercizio utile potrebbe essere il Roll up base: la donna, sul tappettino, si siede con le gambe leggermente piegate e divaricate, le braccia tese in avanti, la schiena dritta. Tramite la retroversione del bacino, la donna “scivolerà” indietro con la schiena. Dall’immagine si può comprendere. Il movimento parte dal bacino e quindi dal pavimento pelvico, ed è per questo che viene proposto. La schiena segue il movimento del bacino. È molto difficile eseguire tale esercizio facendo cominciare il movimento da altre zone del corpo, anzi, si affaticherebbe la schiena.

Il corso potrebbe ipoteticamente essere svolto due volte a settimana, per la durata di 50 minuti.
Nei 50 minuti sono comprese sia la fase di riscaldamento iniziale, sia quella di stretching e rilassamento finale. Anche guidare le donne attraverso il rilassamento a fine seduta ha dei vantaggi: utilizzare delle tecniche precise può aiutarle e ricercare il rilassamento anche a casa, soprattutto nell’intimità.
Dopo l’autosservazione, la donna sarà invitata dal terapeuta ad esplorare la propria vagina: 

utilissimo, per farle comprendere che la terapia con il trainer ha uno scopo preciso, che esegua in quel momento gli esercizi del perineo.
Questo percorso non ha una durata predefinita, sta al trainer e alla donna comprendere quando il percorso terapeutico è terminato. Tuttavia, i vantaggi che esercizi fisici di questo tipo hanno sulla donna sono infiniti nonché importantissimi (protezione del pavimento pelvico da prolassi, incontinenze etc …), pertanto, anche se finisse la terapia messa in atto per correggere quella determinata disfunzione sessuale, la donna potrebbe continuare ad essere seguita dall’istruttore, che adatterà gli esercizi alle nuove esigenze della vita della donna, come la gravidanza.

SECONDA FASE DELLA TERAPIA
Ecco che, una volta che la donna ha conosciuto il proprio corpo, è necessario rimetterla in contatto con il partner, quindi sarà utile:
– Aumentare lo scambio di contati corporei e ampliare il repertorio dei comportamenti sessuali,
– Favorire il contatto con le sensazioni e le percezioni sessuali;
– Favorire la cooperazione, sottolineando le diversità dei desideri ma inserendoli verso una meta comune.
Per esempio, esercizio utile potrebbe essere stimolare la curiosità per diversi tipi di carezze, per il loro carattere non erotico e non preliminare al rapporto sessuale.
Si rivelerà di grande aiuto consigliare per almeno due volte a settimana, per un tempo non inferiore a 30 minuti, lo scambio di carezze, evitando però il successivo rapporto, sebbene ciò debba avvenire a letto, completamente nudi e con la luce accesa.

FASI FINALI
Nelle ultime fasi ci si dirige verso il rapporto completo, passando per diversi step, come quello della masturbazione. Tale prescrizione ha lo scopo di rendere oggettiva la capacità della donna di essere penetrata e di fornire al partner le prime indicazioni riguardo al “come” ciò dovrebbe avvenire. Lo scopo, naturalmente, è quello di aumentare la fiducia reciproca del partner e di
modificare l’immagine dolorosa e disturbante della penetrazione.
Anche, come già detto prima, l’automasturbazione è contemplata (sempre inserita nel contesto corretto della terapia, non deve essere “prescritta” prematuramente). Con il tempo l’obiettivo non sarà più quello di conoscersi, sentendo la differenza di tessuto, di temperatura e di sensazione emotiva, ma quello di provare del piacere.

Ci si avvia così al rapporto completo con il partner. Tuttavia, sebbene la penetrazione sia uno step decisivo, non è il più importante, ma vale tanto quanto gli altri e se essi non vengono seguiti in modo corretto, questo non potrà che fallire.
È indispensabile, comunque, spiegare alla donna che potrà presentarsi il dolore e potrà interrompere il partner se il dolore sarà eccessivo.

È possibile anche che, a seconda del grado del disturbo, sia consigliata solo l’iniziale penetrazione, senza lo sviluppo del rapporto, che avverrà gradualmente.

L’OPERATORE OLISTICO
Inserire tale figura in un processo complicato di guarigione verso la sessualità sana potrebbe avere molti benefici, sia che esso si impersoni nella figura dell’ostetrica, del personal trainer ostetrico o che sia un’ulteriore persona ad accompagnare la donna in questo percorso.
Le ostetriche che intraprendono questa strada hanno un valore aggiunto, a mio avviso. Discostarsi dalla clinica e dalla medicina convenzionale apre nuovi orizzonti e rende gli interventi per la donna, atti a ripristinare la propria fisiologia (che è data non solo dall’aspetto scientifico, ma anche da quello emotivo e corporale, che, come da definizione, sono fette importanti della grande torta
della salute complessiva dell’individuo) più efficaci. Inoltre, favorirebbe la continuità assistenziale e garantirebbe un’unica linea da seguire.
Qualora, invece, l’operatore olistico fosse un’altra persona, permetterebbe all’utente di circondarsi di figure che insieme operano per giungere ad una conclusione comune; ciò, oltre a rassicurare la donna, anche solo facendole comprendere che la problematica che va affrontando è seria e multidisciplinare, la aiuterebbe a sentirsi supportata da una rete di professionisti.

L’OPERATORE OLISTICO MATERNO INFANTILE
Per quanto ancora io non abbia decenni di esperienza nell’ambito ostetrico, mi sono resa conto che una parte non trascurabile di coppie che presentano problemi di sessualità sono genitori. Può sembrare strano -ed anche un po’ fastidioso detto da un’ostetrica- , però un figlio stravolge totalmente quelli che sono gli equilibri di una coppia, anche quelli sessuali. Ecco che allora tale
figura si rende ancora più utile, soprattutto ai fini di garantire l’incrementarsi del rapporto mamma-papà-bambino, considerando la famiglia come una totalità, formata dall’individualità dei singoli. Come visto prima, questo percorso richiede del tempo per l’introspezione, per il dedicarsi a sé e al proprio corpo. Spesso, però, focalizzarsi su un solo aspetto potrebbe a minare tutti gli altri: il ruolo dell’OOM è proprio quello di mantenere uniti i vari pezzi, pur prendendone in
considerazione uno alla volta.

L’ASSISTENZA
Per definire precisamente quali siano gli interventi che una figura del genere può inserire nel percorso verso la guarigione della donna e della coppia, ho pesato di partire un brain storming.

Le parole che mi sono saltate alla mente sono:
ACCOGLIENZA: la donna necessita di sentirsi accolta, compresa, rassicurata. La base della
guarigione, qualsiasi essa sia, è avere delle radici e queste possono invadere la terra solo se sono forti, coraggiose. Accogliere una donna significa prenderla per mano e accompagnarla senza giudizio, essere aperta alla recezione della sua esperienza ed estrapolarne i punti di forza dai quali erigere poi l’albero.

ASCOLTO: l’ascolto non giudicante è un mezzo indispensabile per entrare nella vita dell’altro, ma solo fin dove vuole portarci. Per questo non devono esserci forzature, non devono essere troppe le domande. Anche se l’intervento sarebbe più efficace conoscendo a fondo la problematica e il punto di vista della donna, spesso porre quesiti scomodi o troppo approfonditi, senza rispettare i
tempi, potrebbe essere deleterio per la relazione terapeutica.

DIALOGO e CONFRONTO: l’operatore olistico materno infantile dovrebbe facilitare il dialogo di coppia, aiutare ambe le parti a confrontarsi. Spesso questi argomenti diventano tabù, anche in relazioni ormai collaudate. Parlarsi, raccontarsi e mettersi a nudo con la persona che si ha al proprio fianco è uno dei capi saldi delle relazioni sane. Quando il dialogo manca, il rapporto diventa per lo più routinario, quasi superficiale. E’ paradossale pensare di poter risolvere
problematiche quali le disfunzioni sessuali se manca il dialogo, se non c’è confronto; altrettanto impensabile è tenere unita la famiglia.

ACCETTAZIONE: spesso rinnegare che il problema esista o il non volerci stare dentro pregiudicano la guarigione. Invece, è importante essere consapevoli di ciò che sta succedendo, del contesto che ci sta attorno e del proprio stato d’animo, per quanto doloroso sia questo processo. Aiutare la donna a stare nel qui ed ora fa sì che da sola raccolga le forze, ma soprattutto il desiderio, di superare questa situazione, affrontarla e vincerla.

SUPPORTO: anche se questo termine potrebbe essere il riassunto di quelli sopra, è indispensabile chiarificare un aspetto essenziale. Il supporto non deve essere amichevole né tantomeno compassionevole.

La professionalità nei rapporti di lavoro è indispensabile per mantenere la
propria credibilità e, di conseguenza, conferirne anche alla problematica che si sta trattando. Una relazione troppo amichevole sminuisce sia il problema che la figura che segue la donna nella risoluzione di esso. La difficoltà di questo tipo di relazione sta proprio nel non oltrepassare la linea dell’empatia e sconfinare in quella della confidenzialità. Allo stesso modo va eliminata la compassione verbale e non. Dire frasi come “oh poverina”, “ mi dispiace tanto” ecc.. o avere
espressioni facciali che mimano tali pensieri non è producente. Anzi, è indisponente. La donna deve sentirsi accolta e compresa, non compiaciuta.

RILASSAMENTO: spesso l’ansia e la paura sono la matrice delle disfunzioni. Uno dei metodi per combatterle è il rilassamento. Esistono molteplici canali attraverso i quali una donna può entrare in uno stato di profondo relax: massaggi, visualizzazioni, aromaterapia, musicoterapia… In questo l’operatore olistico gioca un ruolo davvero importante, grazie alle proprie competenze.
Massaggi: per esempio, il massaggio total body rilassante è un ottimo strumento. In tale occasione la donna si ricava del tempo per coccolare se stessa, per accettare di essere toccata, per prendere confidenza con il proprio corpo; entra in confidenza con la propria parte femminile, uscendo dai ruoli di mamma e moglie che spesso sovrastano l’essere, prima di tutto, donna. Ovviamente ogni trattamento deve essere inserito nei tempi giusti del percorso terapeutico, rispettando in primis le esigenze dell’utente. Anche perché in questa occasione la donna si lascia andare alle proprie emozioni, belle o brutte che siano.
Anticipare questo incontro tra la donna e il proprio sentire potrebbe essere distruttivo anziché costruttivo.
Aromaterapia: l’olfatto è il senso maggiormente legato all’istinto e, se stimolato, è in grado di attivare quelle parti del cervello che spesso non vengono utilizzate perché soffocate da quelle più razionale. Come già abbondantemente ripetuto, abbiamo visto che molti dei disturbi sessuali nascono da costruzioni mentali. Proprio per questo riattivare la parte istintiva del nostro essere potrebbe avere degli effetti benefici per la terapia.
Per esempio l’olio essenziale di gelsomino, oltre a svolgere un’azione antidepressiva, agisce sulla sfera affettiva. Pertanto potrebbe essere utile come mezzo per risolvere le problematiche sessuali legate soprattutto alla parte emozionale. Oltretutto è un potente afrodisiaco che rilassa e riscalda l’organismo, indicato nei casi di impotenza e frigidità. 

L’olio essenziale di patchouli è anch’esso un potente afrodisiaco, induce a lasciarsi andare, diminuendo l’ansia e favorendo la produzione di endorfine. L’utilizzo deve essere a piccole dosi, altrimenti possono verificarsi effetti indesiderati come insonnia e perdita d’appetito.
L’olio essenziale di rosa è il più indicato per i disturbi femminili causati da stress: rilassa l’anima e attiva la disposizione per la tenerezza, sviluppa la pazienza, la devozione e l’autostima. Scaccia i pensieri negativi lasciando spazio alla gioia.
L’olio essenziale di ylang ylang vanta proprietà antisettiche, attenua il nervosismo, calma la tachicardia e le palpitazioni, ed è afrodisiaco. Allontana il dubbio, le insicurezze e i sentimenti bloccati.

Libera la gioia, la sensualità e l’euforia. Accresce la sicurezza interna.
Avvicina al perdono, dissolvendo le delusioni e le offese. Accresce il desiderio di amare.
Altri oli con proprietà afrodisiache sono quello di salvia, di sandalo e di santoreggia.
Musicoterapia: uno studio condotto da una psicologa americana di nome Becky Spelman ha evidenziamo come le canzoni con ritmo lento (circa 67 bpm) e con toni melodici rendano il respiro più lento e profondo, abbassino il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna: tutti meccanismi che portano a un abbassamento dei livelli d’ansia. Non è necessario ricercare esattamente queste caratteristiche, ma è sufficiente che la donna ascolti della musica che per lei è rilassante e piacevole. Ci si può servire di questo mezzo ogni qual volta si presenti il bisogno di fermarsi, stare con se stessi: durante un massaggio, durante una visualizzazione, durante un momento di relax prima di dormire, durante un rapporto. Associata a luci soffuse e profumi aiuta a ricreare un ambiente confortevole nel quale è più semplice e istintivo avere dei rapporti. Inoltre, per alcune persone, è proprio il
silenzio a causare ansia: ecco che la musica diventa una valida alleata.
Visualizzazioni: sono un potente strumento per guardare dentro se stessi, lasciando parlare l’istinto più che la razionalità. Spesso, se si sta nella visualizzazione, si perde il controllo razionale dei sensi, del momento fisico in cui si è, entrando in una dimensione più intima e profonda. Portano a vedere aspetti inaspettati e ci inducono a provare sensazioni represse, su cui non si voleva puntare l’attenzione. È un’arma a doppio taglio, un po’ come il massaggio: deve essere inserita consapevolmente nel processo terapeutico, ai fini di evitare vere e proprie catastrofi.

Conclusione
Durante questo percorso formativo sono cambiata sia come persona che come professionista.
Per quanto riguarda l’aspetto pratico, mi ritengo soddisfatta della mia crescita: ho preso dimestichezza con i gruppi di donne ed ho buona padronanza delle competenze acquisite. Non solo per quanto riguarda l’argomento trattato in questa tesi, ma in generale per tutti i motivi per cui le donne si rivolgono a me, ho riscontrato un enorme bisogno di supporto emotivo, fisico, clinico, psicologico, che, grazie a questa formazione, sono riuscita a garantire. Associare alla
medicina tradizionale il sapere sulla fisiologia e sulle cure naturali (come, per esempio, training autogeno, fiori di bach, consapevolezza corporea ecc..) è stata l’arma vincente.
Ma l’aspetto che più mi gratifica è sicuramente la crescita personale e mentale. L’ostetricia “commerciale” mi stava già stretta durante l’università e ho trovato in questo corso degli strumenti utili per uscire dagli standard ed essere un’ostetrica diversa.
Nell’introduzione della tesi manifestavo la mia voglia di mettermi in gioco e sperimentarmi in ambiti differenti da quelli usuali. Questo, per me che sono sempre stata piuttosto schematica e precisa, è stato facilitato dalla crescita personale che ho affrontato durante il percorso a scuola e di tirocinio. L’apertura mentale e spirituale che ho raggiunto mi permette di guardare da più
prospettive la stessa situazione, di cedere sempre meno al giudizio e di vestire meglio i panni dell’altro. Non voglio peccare di presunzione e lasciar intendere che mi sento già arrivata, ma credo di essere sulla strada giusta. Ad oggi mi sento una persona diversa e questo si riflette enormemente anche sul mio lavoro.
È stato un percorso formativo ricco non soltanto di contenuti, ma di anime, persone, cuori, mani.
Porterò con me tanto da questa esperienza. Grazie.

RINGRAZIAMENTI
Ringrazio la scuola di Mammole, Domenico, Edoardo e Angela, per avermi fatto assaporare un nuovo modo di vedere le cose e per l’estrema disponibilità e cordialità.
Ringrazio Francesca, la mia dolce Francesca. Anima pura, cristallina. Una sintonia inspiegabile ci lega, basata su profondo rispetto e stima. Un rapporto genuino che fa bene all’anima. La ringrazio per aver sempre creduto in me, per essersi affidata alle mie mani e al mio cuore.
Un particolare ringraziamento lo vorrei dedicare a Federica: amica leale, compagna di viaggio sincera. La ringrazio per tutta l’energia che ogni volta mi trasmette, per le lunghe telefonate e gli eterni messaggi vocali pieni d’amore, di stima, di conforto e di comprensione. La ringrazio per voler condividere con me uno dei momenti più magici della sua vita. La ringrazio perché mi ha cambiata: mi ha dato consigli scomodi, detto cose che non avrei mai voluto sentirmi dire…Ed era proprio quello di cui avevo bisogno. Mi ha tirato fuori il coraggio che non credevo di avere. Io non lo so come andrà questa amicizia, la distanza e il tempo spesso si intromettono nelle relazioni spezzando la corda che le lega, ma ciò che conta è il saper stare nel momento…e io in questo momento posso vantarmi di averti come amica… E SONO SERENA.
Ringrazio le mie amiche e amici di sempre, che hanno vissuto questo mio cambiamento supportandomi e sopportandomi e che, nonostante io sia una persona completamente diversa, hanno continuato ad amarmi e sostenermi.
Penso di dover riservare un ringraziamento speciale anche a me stessa. Alla Rachele ostetrica: per lottare ogni giorno per essere un’ostetrica migliore, per l’impegno che ci metto nella mia formazione, per alimentare costantemente questa grande passione, che è diventata la mia vita, il mio modo di essere. Alla Rachele donna: per tirare fuori la grinta nelle situazioni più difficili; per
essermi rialzata anche senza terra sotto i piedi; per aver trovato il coraggio di volere più bene a me che agli altri.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:
– Antonio Fenelli, Roberto Lorenzini, Clinica delle disfunzioni sessuali, Carocci Faber, 2014.
– Educazione alla sessualità, Atti del convegno di studi organizzato dal CIS, in Rivista di
sessuologia”.
– Lorenzini Roberto, l’educazione della sessualità nei gruppi di adolescenti, 1985.
– Odent Michel, Le funzioni degli orgasmi, un’indagine rivoluzionaria sugli “ormoni
dell’amore” che regolano accoppiamento, parto e allattamento. Un invito appassionato a
vivere questi momenti cruciali come esperienze di profonda trasformazione e
trascendenza, Terra Nuova edizioni.
– www.ritza.it
 www.curenaturali.it

 

 

 

 

SCUOLA DI FORMAZIONE IN OPERATORI OLISTICI
OPERATORE OLISTICO MATERNO INFANTILE
(OOM)

DIRETTORE PROF. DOMENICO OLIVA
TESI DI ATTESTAZIONE PROFESSIONALE ANNUALE
In Operatore Olistico Professionale
L’OSTETRICA, IL PERSONAL TRAINER OSTETRICO E
L’OPERATORE OLISTICO NELLE DISFUNZIONI SESSUALI
FEMMINILI.
Relatore Prof. Domenico Oliva
Prof. Monica Sesana
Specializzanda: Rachele Battiston

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